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L‘ACCESSO ALLA GIUSTIZIA

UN DIRITTO DEL CITTADINO TUTELATO DALLA COSTITUZIONE

(Ordine degli Avvocati di Roma – Dipartimento Centro Studi – Formazione e crediti formativi – Progetto Consumatori)

Convegno del 18 febbraio 2013

Intervento dell’Avv. Pierluigi Guerriero

DOMANDA RICONVEZIONALE E CONTRIBUTO UNIFICATO

(IN)COSTITUZIONALITA’ E (IN)OPPORTUNITA’

Highlights

– Citazione delle fonti (art. 14 co. 3 DPR115/2002 come modificato dall’art. 28 L. 183/2011);

– Riflessioni sulla costituzionalità dell’imposizione alla luce dei principi espressi dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 80 del 1966 e nella sentenza n. 522/02 e del favor sorretto dal principio di economia processuale verso l’accorpamento in unico processo di domande tra loro dipendenti o anche solo collegate.

– Riflessioni sulla opportunità della introduzione del pagamento del contributo unificato anche in caso di domanda riconvenzionale nell’ottica della fruibilità della giustizia, con particolare riferimento ai consumatori.

Qui di seguito un rapido accenno alle basi su cui si fonderà l’argomentazione:

FONTI: Art. 28 L. 183 del 12/11/2011 ha modificato il comma 3 dell’art. 14 DPR 115/2002

Comma 3 dell’art. 14 D.P.R. 115/2002

Con la nuova dizione del comma 3 dell’articolo 14 Testo Unico sulle Spese di Giustizia, il legislatore ha previsto l’introduzione di un autonomo contributo unificato a carico della parte, diversa da quella che si è costituita per prima, la quale modifica la domanda proposta da controparte, oppure propone domanda riconvenzionale, o formula chiamata in causa o svolge intervento autonomo.

Il versamento di tale importo prescinde dal mutamento di valore e si incardina esclusivamente sull’esistenza di un ampliamento della domanda rispetto a quella originaria o, piuttosto, sulla necessità di estendere il numero di contraddittori.

Nella sentenza n. 80 del 1966, (sull’illegittimità costituzionale della norma che vietava di rilasciare copie di sentenze non ancora registrate, il cui deposito in giudizio condizionasse la procedibilità dell’impugnazione) la Corte Costituzionale ha sancito il principio in base al quale occorre distinguere fra “oneri che siano razionalmente collegati alla pretesa dedotta in giudizio, allo scopo di assicurare al processo uno svolgimento meglio conforme alla sua funzione“, da ritenersi consentiti, e oneri che invece tendano “alla soddisfazione di interessi del tutto estranei alle finalità predette, e, conducendo al risultato di precludere o ostacolare gravemente l’esperimento della tutela giurisdizionale, incorrono nella sanzione dell’incostituzionalità“.

Il principio non appare essere abbandonato, anche in ragione dell’espresso richiamo fattone dalla medesima Corte nella nota sentenza n. 522/02 (relativa alla illegittimità costituzionale del divieto di rilascio di copie esecutive in assenza del preventivo pagamento dell’imposta di registro).

A mio avviso il principio è applicabile anche alla richiesta di pagamento dell’intero contributo unificato in occasione di domanda riconvenzionale anche qualora modifichi, aumentandolo, il valore della domanda.

Infatti, l’art. 36 c.p.c. prevede la possibilità di proposizione di domande riconvenzionali <<che dipendono dal titolo dedotto in giudizio dall’attore o da quello che già appartiene alla causa come mezzo  di eccezione, purchè non eccedano …>>. La giurisprudenza ha poi precisato che <<Qualora la domanda riconvenzionale non ecceda la competenza per materia e per valore del giudice adito con la domanda principale, essa può essere proposta anche al di fuori dalle ipotesi di connessione previste dall’art. 36, purchè sussista un vincolo di collegamento fra la domanda principale e la domanda riconvenzionale, tale da rendere opportuno il simultaneus processus>> ( Cass. 18775/05;1617/00; 14861/00; 4696/99; 4837/94; 1431/90; 317/90; 2694/88).

E’ dunque evidente il favor  sorretto dal principio di economia processuale verso l’accorpamento in unico processo di domande tra loro dipendenti o anche solo collegate.

E’ altresì evidente che non possono formare oggetto di domanda riconvenzionale pretese autonome e scollegate rispetto alla domanda principale.

Da questa osservazione discende che il giudice chiamato a decidere sulla domanda riconvenzionale non effettua un esame del tutto nuovo, limitandosi ad ampliare l’esame della fattispecie proposta al suo giudizio con la domanda principale.

In quest’ottica era da condividersi il principio di integrazione del versamento del contributo unificato in ragione di un aumento del valore della causa dipendente dalla proposizione di una domanda riconvenzionale che appariva in linea con il principio costituzionale sancito dalla Corte nella sentenza di cui sopra come onere razionalmente collegato alla pretesa dedotta in giudizio, mentre deve essere considerato palesemente illogica ed ingiusta l’imposizione del pagamento dell’intero contributo dacché esso appare davvero porsi come perseguimento di un interesse del tutto estraneo a quella finalità e che conduce al risultato di precludere o ostacolare gravemente l’esperimento della tutela giurisdizionale.

Con particolare riferimento poi alla categoria dei consumatori, non v’è chi non veda come il consumatore medio potrebbe preferire limitare la propria difesa ad una “difesa pura”, anziché “contrattacare”, pur essendone legittimato, al fine di sottrarsi al pagamento del contributo medesimo.